Alyson Richman Un giorno solo, tutta la vita

13465001Questa storia inizia a New York nel 2000, quando, alle nozze del nipote, Josef Kohn scorge tra gli invitati una donna dall’aria familiare: gli occhi azzurro ghiaccio, l’ombra di un tatuaggio sotto la manica dell’abito. Rischiando di essere scortese, le chiede di mostrargli il braccio. La certezza è lì, sulla pelle: sei numeri blu, accanto a un piccolo neo che lui non ha mai dimenticato. E allora le dice: «Lenka, sono io. Josef. Tuo marito».Perché questa storia, in realtà, inizia a Praga nel 1938, quando Lenka e Josef sono due studenti. Ebrei, si conoscono poco prima dell’occupazione nazista, si innamorano, diventano marito e moglie per lo spazio di una notte. Il giorno dopo, al momento di fuggire negli Stati Uniti, Lenka decide di restare, perché non ci sono i visti per la sua famiglia. Si separano con la promessa di ricongiungersi al più presto, ma Lenka finisce in un campo di concentramento.In mezzo all’orrore, dipinge: l’unico modo per dare colore a ciò che è privato di luce, per dare forma a ciò che non si può descrivere. Mentre Josef, in America, si specializza in ostetricia; solo aiutare a dare la vita gli impedisce di essere trascinato a fondo dalle voci di chi non c’è più.Quando ormai si crederanno perduti per sempre, ci sarà un nuovo inizio per entrambi. Ed entrambi impareranno che l’amore può anche essere gratitudine per chi ti ha salvato la vita, affinità tra anime alla deriva, rispetto di silenzi carichi di dolore. E di confini da non valicare, perché al di là si celano – intatti e ostinati – i ricordi di una passione assoluta, di quelle che basta un istante per accendere, ma non è sufficiente una vita per cancellare.Questa storia inizia e non ha mai fine. Come i grandi amori.

Da dove posso iniziare per descrivere la delicatezza e i millemilioni di sentimenti con cui questa storia mi ha rivoltato il cuore?
Ho appena finito di leggere e so che già Lenka e Josef mi mancheranno da morire!
Due vite unite dall’amore, che vengono separate dalla guerra e dall’orrore del nazismo. E così mentre Josef scappa in America e riesce a costruirsi una nuova vita li, Lenka finisce nel campo di concentramento a Terezin.
Fra i molti pensieri che mi hanno accompagnato durante la lettura, oltre la vergogna che provo verso la malvagità dell’uomo ogni volta che mi addentro in queste storie, è la forza dell’arte. Con i colori e il disegno, con la musica, gli uomini tessono la loro lotta per la vita, lasciano tracce e testimonianze per le generazioni future, qualsiasi forma d’arte è vita! Sarà per questo che i cattivi di ogni tempo cercano sempre di distruggere l’arte?

Il racconto è tessuto con delicata dolcezza, ha una grande “forza fisica” ,Io mentre leggevo riuscivo a vedere quello che leggevo…. E alla fine mi sono ritrovata a piangere quando Lenka ritorna al mondo a cui il nazismo l’ha rubata. Ed ho sentito il bisogno di abbracciare Josef mentre racconta dei suoi fantasmi 

Se quelli che amiamo vengono sempre a trovarci in sogno, quelli che ci tormentano invece vengono quasi sempre quando siamo ancora svegli. E in quelle notti insonni arrivano tutti. No, Lenka no. Mio padre, mia madre, mia sorella Věruška…… Tre sagome che hanno lo stesso aspetto di dieci, venti e ora sessant’anni fa. A quanti non credono che i morti facciano loro visita, io dico: avete la cateratta sull’anima.

Fra queste pagine, e nelle storie di vite realmente vissute, di fatti realmente accaduti, c’è tutto l’amore possibile per la vita, c’è lo sconforto e la speranza, c’è solo da restare in rispettoso silenzio!

Precedente 68 di 365 Successivo 73 di 365