Carol Marinelli – La stella del deserto (Qusay #1)

La sposa perfetta per Sua Maestà

Per rafforzare il suo regno, il principe Xavian deve sposare una principessa mai vista prima, facendone la regina del Qusay. La sua prima notte di nozze, quindi, sarà solo l’ennesimo dovere da assolvere per il suo paese. Ma quando Layla si presenta a lui senza veli, la pelle lucida di oli profumati, Xavian scopre una bellezza pari al cielo stellato del deserto, che merita di essere amata come la protagonista di una favola.

E siccome stanotte non riuscivo proprio a  dormire , mi sono sciroppata questa storia. Con una lei bella cazzuta. Una regina che lotta ogni giorno con coraggio e tenacia per farsi accettare ed amare dal suo popolo. Un lui gentile e arrogante e sicuro di se, ma dall’animo tormentato. Un segreto degno delle migliori telenovele argentine. E come nelle migliori telenovele il trionfo dell’amore.

Consigliato, insomma, per le notti insonni, dove anche se hai sonno e speri di abbracciare Morfeo nel momento esatto in cui poggi la testa sul cuscino, niente da fare non si dorme!

Layla era per terra, schiacciata dal peso di lui. La bocca di Xavian divorava la sua, le sue mani le esploravano il corpo, frenetiche. Poi le sollevò la gonna, le strappò gli slip di seta, insinuò una gamba fra le sue e… Si immobilizzò di colpo.
«È questo quello che vuoi?» domandò Xavian ansimante, più vicino alle lacrime di quanto lo fosse mai stato in vita sua.
«No, ma questo tu lo sai già.»
Xavian nascose il viso conto il suo collo. Gli smeraldi erano freddi sulla sua pelle, quegli smeraldi che erano il simbolo del suo paese, di quella tradizione che avrebbe potuto continuare a essere sua – come la donna che stringeva fra le braccia – se solo avesse taciuto la verità. «Allora cosa vuoi?» mormorò.
«Voglio te.»
«Io non posso essere re.»
E questa volta, percependo la disperazione in quelle parole, non si comportò da regina, perché quello era un errore che aveva già commesso, bensì da donna. Non pose domande, ma si calò nel ruolo di amante. Non doveva pensare, si disse Layla, perché, se avesse pensato, di conseguenza avrebbe parlato. Tacque e gli baciò le labbra, gli baciò tutto il viso, baci frettolosi tesi a sedare la sua sofferenza. Perché Xavian stava soffrendo, lo sapeva, e così lo sottrasse a quel buco nero in cui tante volte lui era caduto nei suoi sogni, lo stesso luogo che minacciava di inghiottirlo in quel momento, e in pochi istanti furono soli al mondo. «Ti voglio» mormorò, offrendosi a lui, sostenuta dall’incrollabile certezza che insieme avrebbero potuto risolvere ogni problema.
Xavian era dentro di lei, ma non bastava. Cercò di dominare le sue reazioni, era necessario che quei momenti di estasi si protraessero il più a lungo possibile, ma il suo corpo si muoveva indipendentemente dalla sua volontà, vibrava di vita, ciò nonostante ancora tentò di opporsi. Ma i muscoli del suo basso ventre erano contratti da crampi di piacere, e le sue mani lo attiravano a sé contraddicendo quello che la mente le suggeriva di fare.
Pochi istanti ancora, e Xavian, un gemito che gli risuonava in gola, si abbandonò al piacere, trasportandola via con sé.
Dopo fu sorprendentemente tenero. La baciò. L’aiutò a rimettersi in piedi. Le sistemò i vestiti e con le mani le spazzò via i granelli di polvere dai capelli. L’uomo arrabbiato e carico di odio che era entrato nelle scuderie non c’era più. Ora invece aveva l’aria stanca, esausta, e per la prima volta la guardò negli occhi.

«Sono a casa» mormorò Zafir….. Per anni, per lunghi, solitari anni, era stato alla ricerca di qualcosa che non avrebbe saputo definire: pace, felicità forse… Ora però sapeva. Aveva cercato la libertà.
La libertà che dava l’amore, la possibilità essere soltanto se stesso…… «Sono a casa» disse di nuovo.
Questa volta Layla capì, e quella semplice frase spiegava anche il suo stato d’animo.
Il suo popolo, la sua vita, le sue responsabilità non erano più un peso per lei. Da quel momento in poi, l’amore sarebbe stato il sovrano dell’Haydar.
«Sono a casa anche io» replicò. «Perché la mia casa è ovunque sei tu.»

Il particolare da non dimenticare, secondo il gioco di @anncleire pleaseanotherbook.tumblr.com Cicatrici sui polsi di Xavian