Marie Sexton Il canto di Oestend (Oestend #1)

35216322I simboli hanno potere…
Aren Montrell ha sentito parlare degli spettri di Oestend: misteriose creature che sbucano di notte e uccidono chiunque si trovi all’aperto. Non ha mai avuto ragione di credere alle storie, ma dopo aver accettato un posto come contabile al BarChi, un polveroso ranch nella remota prateria di Oestend, Aren impara presto quanto gli spettri siano reali. Di colpo, si ritrova a vivere in una presunta casa infestata, sigilli e generatori sono le sue uniche protezioni contro le creature invisibili della notte. Come se non bastasse, deve fare i conti con una burbera, vecchia signora cieca, “mucche” mai viste prima, oltre al fatto di essere apparentemente diventato lo scapolo più desiderato dei dintorni.
Aren diventa anche l’unico confidente di Deacon, il nerboruto capomastro del BarChi. Deacon dirige il ranch con il pugno di ferro, ed è felice di avere finalmente qualcuno con cui parlare. Mentre la loro relazione si fa sempre più stretta, Aren scopre che c’è molto di più in Deacon e nel BarChi di quanto osasse sospettare. Deacon sembra determinato a negare sia le sue origini sia ogni diritto sul BarChi, ma se Aren vuole sopravvivere ai pericoli di Oestend, dovrà convincere il cowboy a smettere di fuggire dal suo passato e a reclamare finalmente ciò che gli spetta.

Di questa storia m’ incuriosiva la trama, ma di più mi affascinava la copertina. Durante la lettura per un po sono rimasta perplessa e incapace di capire se davvero potesse piacermi oppure no, ero nel limbo della valle del boh. E poi semplicemente ho capito che in qualche modo questa storia mi è molto piaciuta!

Prima di tutto per l’ambientazione: questa terra in “culo al mondo” (passatemi il francesismo), che prima apparteneva al Popolo Antico e poi sono venuti i coloni e se ne sono appropriati con cattiveria pura. (Va là che mi sembra familiare, devo averla studiata anche nei libri di storia…)
Una terra che di notte diventa feroce e urla la sua fame di vendetta a causa dei fantasmi che la abitano. Simboli e canti di un popolo che ormai quasi si è estinto mi hanno parecchio affascinato! 

Aren, la voce narrante della storia, Arriva desolato, umiliato da un passato in cui gli uomini lo hanno sempre sfruttato per il loro piacere, e solo. Stare ad Oestend giorno dopo giorno gli farà prendere coscienza della sua vera forza!  É  anche un’artista, e attraverso il disegno e la pittura lui si sa esprimere fortissimamente! Principalmente il suo percorso è di crescita, ben fatto!
Deacon, il duro e cazzuto cowboy che dirige il ranch. Molte responsabilità, un passato che non vuole accettare,un futuro che è convinto non avere il diritto di avere, leggende in cui non vuole credere, e solitudine da vendere. Poi arriva Aren, e per lui si apre un nuovo cammino. Diventano prima amici e solo in un secondo momento amanti. Il loro rapporto in camera da letto all’inizio per me è stato un Boh forse si forse ni, perchè non capivo Deacon. Tutti i miei dubbi si sono sciolti nel momento in cui lui stesso si racconta.
La loro intesa è sin da subito forte, Deacon si lascia “controllare” , abbandona qualsiasi peso e responsabilità e si mette nelle mani di Aren con fiducia.

Il momento di lui che ho preferito in assoluto, e che quindi diventa  Il mio particolare da non dimenticare (secondo il gioco ideato da @anncleire), è stato quello in cui lotta per proteggere Aren, lotta e sceglie finalmente di credere! 

E poi c’è Olsa la vecchia cuoca cieca, che fa parte del Popolo Antico. Io a lei mi ci sono affezionata sin dalle prime righe. Scorbutica, eccentrica, saggia e buona!
Anche gli altri personaggi secondari che danno colore e spessore a questa storia!

E di Frances che ad un certo punto avrà un ruolo in camera da letto con Aren e Deacon, una benda e mani e caviglie legate, ne vogliamo parlare?  … Basta non aggiungo altro 😉 

 

 

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